Lo studio legale Aulino tra i migliori studi di Italia!

Il Sole 24 Ore insieme a Statista ha effettuato una ricerca in tutta Italia per tracciare il quadro del lavoro svolto in ambito legale.

L’elaborazione di questi dati ha permesso di indicare gli «Studi legali dell’anno 2019», segnalandone 531.

Secondo la ricerca, lo Studio legale Aulino è risultato tra i migliori studi di Italia dell’anno 2019.

Siamo molto fieri di questo risultato che da un lato riconosce la professionalità del nostro lavoro e dall’altro costituisce un’ottima base di partenza per obiettivi sempre più ambiziosi.

Di seguito il link dell’articolo:

https://lab24.ilsole24ore.com/studi-legali-2019/

 

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14.05.2019 – Giustizia e intelligenza artificiale

Avvocati robot, sentenze tramite algoritmo, giustizia predittiva: il futuro è già arrivato.
Martedì 14 maggio al Tribunale di Napoli ne parleremo con il Direttore dell’istituto del CNR sull’intelligenza artificiale.
L’evento vale 3 crediti di cui 2 in deontologia.

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VITTORIA AL TAR: Linkem rimuove l’antenna di Marianella

A meno di un anno dalla proposizione del ricorso patrocinato dall’avv. Giuseppe Aulino ed Avv. Elio Errichiello, c’è un lieto fine per gli abitanti di Marianella: il Tar Napoli ha accolto il ricorso ed annullato definitivamente l’autorizzazione per il gigantesco impianto a banda larga eretto sui tetti della periferia nord di Napoli, e proprio oggi sono iniziati i lavori di smantellamento dell’antenna.
La sentenza del Tar ha messo fine ad una complessa vicenda giudiziaria, che aveva già visto la sospensione dell’autorizzazione e la disattivazione dell’impianto lo scorso Marzo, quando i giudici avevano riconosciuto il potenziale pericolo delle onde elettromagnetiche per la popolazione locale.
Ora la sentenza conferma quanto disposto con misure cautelari e segna un’altra pagina fondamentale nella giurisprudenza in tema di diritto ambientale ed elettrosmog.

Tribunale di Napoli: la responsabilità professionale sanitaria va sempre dichiarata

La responsabilità professionale sanitaria va sempre dichiarata, anche ove si configuri di tipo omissivo, in seguito all’accertamento di un nesso di causalità materiale inquadrato nella disciplina di cui agli articoli 41-41 c.p. nel criterio della condicio sine qua non riempito dal contenuto della teoria della sussunzione sotto leggi specifiche del caso.

Il Tribunale di Napoli, con la recente sentenza n° 5321/2018, ha accolto la domanda proposta dagli eredi di C.E. difesi dall’avv. Giuseppe Aulino relativa all’accertamento che la morte dello stesso fosse dipesa dalla mancata informazione sui rischi collaterali connessi all’assunzione dei farmaci prescritti, nonché alle procedure da attuare dopo le dimissioni, al presentarsi di probabile perdite di sangue, nonchè all’omesso approfondimento clinico di una diagnosi solo riferita senza procedere alle ulteriori indagini clinico strumentali; in particolare, il Tribunale ha affermando che l’onere probatorio pone a carico della parte attrice solo la prova del contratto di spedalità e del nesso di causalità materiale tra condotta ed evento.
Quest’ultimo si concretizza in ogni comportamento (prossimo, intermedio, remoto) che abbia generato o solo contribuito a generare l’evento, deve considerarsi causa.
La valutazione del nesso va fatto secondo criteri di probabilità scientifica, nella disciplina generale prevista sul nesso di causalità dagli articoli 40 e 41 c.p. della condicio sine qua non, riempiti dal contenuto della teoria della sussunzione sotto leggi scientifiche.
L’accertamento della causalità materiale adeguata deve essere effettuato sulla base di un giudizio concreto, individuato esclusivamente sulla valutazione che, secondo un ragionevole criterio scientifico, l’evento dannoso non si sarebbe verificato se la condotta posta in essere dai sanitari non fosse stata omessa.
Al contrario, la struttura convenuta deve fornire la prova  liberatoria, mancante nel caso, della dimostrazione della diligente esecuzione della prestazione medica, ovvero della riconducibilià dell’evento ad un fattore imprevisto o imprevedibile.

Toghe d’onore e Medaglie d’oro 2018

La cerimonia di consegna delle Toghe d’onore e delle Medaglie d’Oro che ha coinvolto tutta l’avvocatura napoletana si è tenuta sabato 15/12/2018 nella Sala navata del Complesso Monumentale Donnaregina – Museo Diocesano alla presenza del Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e di altre Autorità militari e religiose, oltre alle massime istituzioni civili.

La solenne cerimonia, percepita da tutta l’avvocatura napoletana come una grande festa, è riuscita ad abbracciare le giovani Toghe e quelle che da quarant’anni onorano la professione, con una contestuale commemorazione di illustri avvocati recentemente scomparsi.

Dopo i saluti istituzionali della Presidente del Senato e del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli, sono stati premiati sette giovani avvocati che si sono classificati ai primi posti all’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione forense del 2016: Livia Aulino, Daniela Bergamo, Francesco Mutarelli, Raffaella Del Piano, Marianna Borrelli, Francesca Biancocini, Valentina Del Vecchio. Ai premiati, sono state assegnate le Toghe d’Onore in memoria di sette illustri avvocati: Maurizio De Tilla, Valeria Di Rienzo, Sebastiano Fusco, Luigi Iossa, Lucio Militerni, Angelo Peluso e Vincenzo Sparano.

Subito dopo la premiazione, sono state conferite le Medaglie d’Oro agli avvocati che hanno maturato 40 anni di esercizio della professione forense.

La cerimonia ha certamente racchiuso lo spirito e la solennità dell’avvocatura oltre alla memoria storica che viene da sempre tramandata dai grandi maestri del foro napoletano.

 

Cerimonia delle Toghe d’onore e delle Medaglie d’oro 2018: Livia Aulino tra i premiati.

La cerimonia “Toghe d’onore e Medaglie d’oro” si terrà il prossimo 15/12/2018 ore 10.30 presso il Museo Diocesano, Salone DonnaRegina.

In tale occasione verranno premiate le giovani promesse dell’Avvocatura napoletana che si sono distinti classificandosi ai primi sette posti all’esame di Stato per l’abilitazione alla professione forense, sessione 2016.

Saranno presenti il Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati nonché tutte le maggiori Autorità.

Complimenti alla collega Livia Aulino che sarà tra i premiati, essendosi classificata al primo posto all’esame di Stato, sessione 2016.

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La Corte di Cassazione in tema di HCV: il nesso causale nella contrazione deve essere provato dal danneggiato.

“Il nesso causale nella contrazione dell’epatite cronica HCV, a seguito di emotrasfusioni, deve essere provato dal danneggiato, ma si tratta di una prova che può essere caratterizzata da meccanismi di tipo presuntivo”.
La Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31498/18, accogliendo un ricorso proposto dall’Avv. Giuseppe Aulino, ha affermato questo importante principio di diritto in materia di riconoscimento dell’indennizzo previsto dalla Legge n. 210/92.
Infatti, anche se il controllo della Corte di Legittimità non può riguardare il convincimento del Giudice del merito, tuttavia la Suprema Corte può valutare la congruità e la logicità della motivazione.
La Corte di Cassazione, nell’ordinanza in commento, ha precisato che incorre in tale vizio il Giudice di merito che non compie un esame organico e complessivo degli elementi di fatto esistenti e della loro rilevanza; secondo la Corte, si finirebbe per negare il nesso di causalità, pur in presenza di un accertamento scientifico del contagio per via parenterale, escludendo tale genesi patologica solo per la bassa percentuale dei portatori del virus C tra i donatori di sangue, ammettendo invece che gli stessi all’epoca dei fatti non erano sottoposti a controlli preventivi.
Pertanto, la Suprema Corte ha cassato la decisione del Giudice di merito, con rinvio alla Corte di Appello di Napoli in altra composizione.

Tribunale Napoli, a 29 anni non è più dovuto l’assegno di mantenimento al figlio maggiorenne.

Il Tribunale di Napoli, con decreto n. 4868/2018 del 06/07/2018, ha accolto
la domanda di revoca dell’assegno di mantenimento stabilito, in sede di divorzio, in favore del figlio maggiorenne, di 29 anni, non economicamente autosufficiente a carico del padre, patrocinato dagli avv.ti Giuseppe Aulino e Livia Aulino.
Il Tribunale di Napoli ha sancito il principio di diritto per cui, in tema di assegno di mantenimento di figli maggiorenni ma non economicamente autosufficienti, è necessario non solo verificare che il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica non sia causato da negligenza o non dipenda da fatto imputabile al figlio, ma occorre altresì una valutazione circa la sua età; in particolare, il Tribunale ha ritenuto che a 29 anni risulta ormai prossima l’operatività di un principio di generale autoresponsabilità che incombe sul figlio maggiorenne, non potendo pretendere la
protrazione dell’obbligo al mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, atteso che l’ “obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione”.

I Rimedi contro l’inadempimento degli obblighi di assistenza familiare.

Il presente articolo è volto ad affrontare la tematica degli obblighi di assistenza familiare e dei rimedi predisposti dall’ordinamento italiano per la loro attuazione in caso di inadempimento da parte del genitore. Intendiamo riferirci, in particolare, all’attuazione degli obblighi di fare infungibile o di non fare ex artt. 612 e 614 bis c.p.c., e al ricorso ex art. 709 ter c.p.c. con la contestuale istanza di il ripristino immediato dei rapporti genitore – figli.

Si tratta di strumenti di recente introduzione, che il legislatore ha introdotto per porre rimedio agli inadempimenti di carattere economico e di carattere morale, relativi al rapporto affettivo tra i genitori e la prole.

Per un ulteriore approfondimento cliccare sul link di seguito dell’articolo pubblicato dalla rivista Familia.

Fai clic per accedere a I-RIMEDI-CONTRO-LINADEMPIMENTO-DEGLI-OBBLIGHI-DI-ASSISTENZA-FAMILIARE_Avv.-Aulino.pdf

 

 

TAR CAMPANIA: IL PERICOLO PER LA SALUTE GIUSTIFICA LA DISATTIVAZIONE DELL’IMPIANTO A BANDA LARGA

Una vittoria importante di un gruppo di ricorrenti assistiti dagli avvocati Giuseppe Aulino ed Elio Errichiello, che hanno ottenuto un provvedimento di disattivazione dell’impianto radioelettrico a banda larga di un noto colosso delle telecomunicazioni, una pronuncia che segna un passo importante nella giurisprudenza in campo di onde elettromagnetiche ed elettrosmog.

In una ordinanza del Tar Campania pubblicata il 21 marzo, il Giudice amministrativo ha richiamato alcuni principi importanti in tema di impianti radioelettrici, materia disciplinata dalla normativa speciale di cui al d.lgs. n. 259 del 2003 (Codice delle comunicazioni), e fissato anche un importante criterio guida per la giurisprudenza.

I ricorrenti avevano impugnato il silenzio assenso formatosi su un’istanza di autorizzazione alla costruzione di impianto radioelettrico ai sensi del d.lgs. n. 259 del 2003 presentata da una nota società di telecomunicazioni. La costruzione, approvata per silenzio dall’Amministrazione, è stata effettuata su un lastrico solare in zona urbana densamente abitata e con numerosi casi accertati di patologie tumorali nella cittadinanza locale.

Anzitutto, il Tar ha messo in luce che “sussiste la legittimazione dei ricorrenti in quanto residenti nelle abitazioni vicine all’impianto di telecomunicazione”. Sul punto quindi, è valsa la tesi secondo cui il titolo di proprietà non è l’unico legittimante all’impugnazione dell’autorizzazione alla costruzione di impianto radioelettrico.  Infatti, come attestato nei precedenti giurisprudenziali, “in materia di minacce alla salute pubblica o all’ambiente, va riconosciuta in linea di principio l’esigenza di autonoma protezione delle persone che vivono nell’area interessata dalla fonte di pericolo” (T.A.R. Piemonte Torino Sez. I, 16/06/2011, n. 635),

Tra i numerosi vizi di legittimità che hanno costellato la procedura di autorizzazione impugnata, riguardanti disparati profili di diritto, il Tar ha evidenziato in particolare che “non risulta che all’istanza sia stata data adeguata pubblicità, come previsto dall’art. 87, comma 4 D.lgs. 259/2003”. Sul punto è valso quanto affermato nella famosa sentenza del Consiglio di Stato, sez. VI, 18/04/2005, n. 1773, secondo cui “della proposizione dell’istanza relativa alla installazione di una stazione radio base per la telefonia mobile debba essere data notizia alla popolazione locale, mediante formalità diverse dalla mera sua acquisizione e visibilità interna presso gli uffici comunali, quale l’affissione all’albo pretorio”. Ossia l’annullamento dell’autorizzazione, secondo il Consiglio di Stato, consegue non solo all’omissione di ogni forma di pubblicità (come avvenuto nel caso di specie), ma anche quando l’obbligo sia soddisfatto in modo meramente formale, poiché “La mera pubblicazione sull’albo pretorio della richiesta di installazione di impianti radio base, ex art. 87 d.lg. n. 259 del 2003, non soddisfa le formalità richiesto dal comma 4”.

Infine, e qui sta il passaggio forse più interessante dell’ordinanza, il Giudice amministrativo ha riconosciuto il periculum in mora insito nell’esposizione dei ricorrenti alle onde elettromagnetiche dell’antenna a banda larga. Infatti, nell’ordinanza si legge che “in tema di periculum in mora, vengono evidenziate potenziali minacce per il diritto alla salute dei ricorrenti”, sulla base delle perizie mediche prodotte e dell’ampia documentazione che attesta la presenza di diffuse patologie, anche di tipo tumorale, nonché della presenza di pazienti con apparecchi elettromedicali (pacemaker) che possono essere sensibili all’esposizione ad onde radio.

E’ un passaggio particolarmente rilevante visto che gli studi medici in materia non sono ancora sviluppati, e non si è raggiunta la certezza scientifica assoluta circa la dannosità e pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse da impianti radioelettrici, sebbene vi siano evidenze che dimostrano la cancerogenicità delle onde elettromagnetiche (infatti l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – IARC – ha classificato i campi elettromagnetici come cancerogeni di gruppo 2B).

Sul punto, la difesa dei ricorrenti ha insistito sul fatto che in caso di tutela di un bene primario come quello della salute, tutelato dall’art. 32 della Costituzione, l’incertezza delle conoscenze scientifiche non può che deporre in favore dell’adozione del principio di precauzione. Sono stati comunque citati numerosi recenti studi scientifici che depongono nel segno di una generale dannosità delle onde elettromagnetiche, sia direttamente per degenerazione delle cellule umane, sia per le interferenze con apparecchi di sostegno vitale come i pacemaker.

La percezione del rischio in materia di elettrosmog non può prescindere dai precedenti come, ad esempio, il precedente amianto. L’amianto, com’è noto, venne ampiamente utilizzato nelle costruzioni civili soprattutto a partire dal dopoguerra; quando però, a causa del verificarsi di numerosi casi di tumore fra gli addetti alle lavorazioni con amianto, sorsero dubbi sulla sua salubrità, vennero immediatamente condotti diversi studi che ne evidenziarono la cancerogenicità. Ma ci vollero quaranta anni perché il legislatore in Italia (come altrove) intervenisse proibendo l’impiego delle fibre d’amianto con la 1. 27 marzo 1992 n. 257. Se per l’amianto la cancerogenicità risultò conclamata soltanto dopo molti anni di ricerca, nel caso delle onde elettromagnetiche, fenomeno storicamente recente, dove la scienza ha già attestato una evidenza di verosimile cancerogenicità (US EPA, Rapporto 600, 1984), appare improcrastinabile l’esigenza di offrire una tutela a chi, soprattutto i minori, rischia di essere irrimediabilmente danneggiato nei beni più preziosi, la vita e la salute,  per le incertezze della scienza e le lungaggini del legislatore.

L’individuazione del punto di equilibrio che determini il miglior grado di protezione in rapporto alla valutazione dell’incertezza è un compito che spetta al Giudice, e nel caso di specie, la recentissima ordinanza del Tar Campania riesce a trovare il giusto punto di equilibrio tra interessi economici e rischi per la salute e l’ambiente, offrendo finalmente una giusta tutela al bene fondamentale della salute umana, anche a discapito dell’incertezza dello stato delle attuali conoscenze scientifiche, sancendo che le immissioni promanabili dall’impianto a banda larga possono comportare elementi di concreto rischio per la salute di coloro che vivono nelle sue immediate vicinanze.