Consiglio di stato: il diploma ITP vale solo per ammissione e non per punteggio

Una nuova vittoria di un gruppo di docenti ITP assistiti dagli avvocati Giuseppe Aulino ed Elio Errichiello, che hanno ottenuto un provvedimento favorevole del Consiglio di Stato, che confermando la pronuncia del Tar Napoli, ha affermato per la prima volta un importante principio giurisprudenziale:  i docenti ITP sono stati ammessi a partecipare al concorso docenti 2017 senza TFA in quanto mancavano percorsi abilitanti ordinari, ma non per questo il loro diploma tecnico pratico può essere considerato equipollente ad un titolo di abilitazione ai fini dell’attribuzione del punteggio in graduatoria.

I docenti ITP rischiavano di essere superati in graduatoria da un collega insegnante che aveva chiesto l’attribuzione del punteggio proprio del titolo di abilitazione anche per il proprio diploma considerato “abilitante”.

Il Consiglio di stato, confermando quanto affermato innanzi al Tar, ha sancito che “l’appello non risulta presentare profili di fondatezza, in quanto il punteggio di cui si lamenta la mancata attribuzione non può essere riconosciuto in relazione ad un diploma che è stato sì riconosciuto come titolo di ammissione, ma che non sembra poter fruire del medesimo punteggio che può essere attribuito solo alla conclusione di un percorso abilitante, stante l’assenza di una specifica disposizione che lo preveda”.

Si tratta di una novità giurisprudenziale importante, su cui non vi erano ancora pronunce significative e su cui non si è ancora formata una giurisprudenza consolidata.

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Bando 350 posti di magistrato ordinario

Il ministro della Giustizia ha firmato il decreto ministeriale con il quale viene indetto un concorso, per esami, a 350 posti di magistrato ordinario e il bando e’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

L’esame consiste in una prova scritta ed in una prova orale.
La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici vertenti su:
a) diritto civile;
b) diritto penale;
c) diritto amministrativo.
Per lo svolgimento di ciascun elaborato teorico i candidati hanno a disposizione 8 ore dalla dettatura della traccia.
La prova orale verte su:
a) diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano;
b) procedura civile;
c) diritto penale;
d) procedura penale;
e) diritto amministrativo, costituzionale e tributario;
f) diritto commerciale e fallimentare;
g) diritto del lavoro e della previdenza sociale;
h) diritto comunitario;
i) diritto internazionale pubblico e privato;
l) elementi di informatica giuridica e di ordinamento
giudiziario;
m) colloquio su una lingua straniera scelta fra le seguenti:
inglese, francese, spagnolo e tedesco.
La domanda di partecipazione al concorso deve essere inviata esclusivamente per via telematica, con le modalita’ di seguito indicate, entro il termine di 30 giorni decorrenti dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – 4ª serie speciale «Concorsi ed esami», ovvero il 21 dicembre 2015. Il candidato deve collegarsi al sito internet del Ministero della Giustizia, www.giustizia.it, alla voce Strumenti/Concorsi, esami, assunzioni, per registrarsi.

Cambia il corso di laurea in giurisprudenza

Un decreto del Ministero dell’Istruzione, sulla scia di una bozza preparata e condivisa dalla Comunità scientifica, effettuerà un’importante rivoluzione al corso di laurea in Giurisprudenza che dal 2005 è impostato su un modello magistrale a ciclo unico.

Da questo momento gli studenti di giurisprudenza potranno scegliere tra un tradizionale modello 3 + 2 in cui i crediti universitari diminuiranno, sarà lasciato uno spazio più aperto ai crediti formativi liberi in modo che lo studente possa crearsi un percorso di studi ah hoc, e il biennio sarà improntato ad uno studio sempre più specialistico.

D’altra parte lo studente potrà scegliere un percorso di studi 4 + 1 finalizzato all’accesso alle libere professioni con un numero programmato previsto per l’ultimo anno, in cui lo studente potrà durante il corso degli ultimi studi svolgere anticipatamente un periodo di sei mesi di praticantato (notarile o forense).

>>>Studio Legale Aulino <<<

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Dimissioni del capogruppo Pd in Consiglio regionale, Marco Vincenzi

Il secondo filone dell’inchiesta Mafia Capitale ha comportato oggi le dimissioni del capogruppo Pd in Consiglio regionale, Marco Vincenzi. Si tratta del secondo caso dopo le dimissioni nel marzo scorso di Maurizio Venafro. La Guardia di finanza ha altresì arrestato cinque persone, in un’operazione di polizia giudiziaria nel settore degli appalti pubblici e di contrasto alle frodi fiscali.

«Sono assolutamente estraneo a qualsiasi responsabilità e nell’interesse del gruppo Pd alla Regione, dell’amministrazione regionale e del Partito Democratico mi dimetto da capogruppo». Con queste parole Marco Vincenzi, presidente dei consiglieri dem alla Regione Lazio, si è dimesso.

Vincenzi è citato in una delle informative dei carabinieri del Ros, depositate in procura, per i suoi rapporti con Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative. In particolare i due si sarebbero incontrati almeno due volte. E il risultato sarebbe stato duplice: un aumento fino a 1,8 milioni di euro dei fondi regionali ai Municipi romani, che Buzzi si diceva convinto di poter pilotare, e l’aggiudicazione a Buzzi di uno dei lotti della gara per il Cup (il centro unico per le prenotazioni sanitarie).

Vincenzi si difende così: «Smentisco di aver presentato in Consiglio regionale emendamenti per finanziare il comune di Roma o i suoi municipi. Non corrispondono nel modo più assoluto a verità e sono destituite di fondamento, quindi, le affermazioni di Salvatore Buzzi su un mio presunto interessamento per far ricevere al municipio di Ostia 600mila euro o qualsiasi altra cifra. Di conseguenza, e lo sottolineo per evitare qualsiasi fraintendimento, non possono essere stati approvati in Consiglio regionale emendamenti del sottoscritto per elargire fondi ad Ostia, agli altri municipi della Capitale o al comune di Roma». Vincenzi conferma i due incontri con Buzzi: «Ho visto due volte Salvatore Buzzi su sua sollecitazione e nel corso degli incontri mi aveva chiesto di intercedere per far ottenere fondi ad Ostia». Ma precisa: si tratta di «una richiesta alla quale non ho dato alcun seguito», come «è facile evincere dalle conclusioni dell’informativa dei militari dell’Arma».

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APE: NUOVA NORMATIVA DAL 1 LUGLIO

Entrerà in vigore il primo luglio il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che riscrive la normativa sull’Attestato di Prestazione Energetica (APE), che è obbligatorio allegare sia ad un contratto di vendita di un immobile ma anche di locazione, che andrà a sostituire le regole per la certificazione energetica emanate con il DM 26 giugno2009.
 La principale novità è l’introduzione di un APE unico per tutto il territorio nazionale, con una metodologia di calcolo omogenea, al quale le Regioni dovranno adeguarsi entro due anni.
Il nuovo APE dovrà contenere la prestazione energetica globale dell’edificio, sia in termini di energia primaria totale che di energia primaria non rinnovabile; la qualità energetica del fabbricato, ai fini del contenimento dei consumi energetici per il riscaldamento e il raffreddamento; le emissioni di anidride carbonica e l’energia esportata.
L’indice di prestazione energetica globale, espresso in energia primaria non rinnovabile, determinerà la classe energetica dell’edificio. Le classi energetiche passano da sette a dieci, dalla A4 (la migliore) alla G (la peggiore). È confermata la validità di 10 anni dell’APE.
Tutti i dati relativi agli attestati di prestazione energetica saranno raccolti in un sistema informativo nazionale, denominato SIAPE, che sarà obbligatorio per tutte le Regioni e province autonome, e che comprenderà la gestione di un catasto unificato degli APE, degli impianti termici e dei relativi controlli. 
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