Tribunale di Napoli: la responsabilità professionale sanitaria va sempre dichiarata

La responsabilità professionale sanitaria va sempre dichiarata, anche ove si configuri di tipo omissivo, in seguito all’accertamento di un nesso di causalità materiale inquadrato nella disciplina di cui agli articoli 41-41 c.p. nel criterio della condicio sine qua non riempito dal contenuto della teoria della sussunzione sotto leggi specifiche del caso.

Il Tribunale di Napoli, con la recente sentenza n° 5321/2018, ha accolto la domanda proposta dagli eredi di C.E. difesi dall’avv. Giuseppe Aulino relativa all’accertamento che la morte dello stesso fosse dipesa dalla mancata informazione sui rischi collaterali connessi all’assunzione dei farmaci prescritti, nonché alle procedure da attuare dopo le dimissioni, al presentarsi di probabile perdite di sangue, nonchè all’omesso approfondimento clinico di una diagnosi solo riferita senza procedere alle ulteriori indagini clinico strumentali; in particolare, il Tribunale ha affermando che l’onere probatorio pone a carico della parte attrice solo la prova del contratto di spedalità e del nesso di causalità materiale tra condotta ed evento.
Quest’ultimo si concretizza in ogni comportamento (prossimo, intermedio, remoto) che abbia generato o solo contribuito a generare l’evento, deve considerarsi causa.
La valutazione del nesso va fatto secondo criteri di probabilità scientifica, nella disciplina generale prevista sul nesso di causalità dagli articoli 40 e 41 c.p. della condicio sine qua non, riempiti dal contenuto della teoria della sussunzione sotto leggi scientifiche.
L’accertamento della causalità materiale adeguata deve essere effettuato sulla base di un giudizio concreto, individuato esclusivamente sulla valutazione che, secondo un ragionevole criterio scientifico, l’evento dannoso non si sarebbe verificato se la condotta posta in essere dai sanitari non fosse stata omessa.
Al contrario, la struttura convenuta deve fornire la prova  liberatoria, mancante nel caso, della dimostrazione della diligente esecuzione della prestazione medica, ovvero della riconducibilià dell’evento ad un fattore imprevisto o imprevedibile.
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La Corte di Cassazione in tema di HCV: il nesso causale nella contrazione deve essere provato dal danneggiato.

“Il nesso causale nella contrazione dell’epatite cronica HCV, a seguito di emotrasfusioni, deve essere provato dal danneggiato, ma si tratta di una prova che può essere caratterizzata da meccanismi di tipo presuntivo”.
La Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31498/18, accogliendo un ricorso proposto dall’Avv. Giuseppe Aulino, ha affermato questo importante principio di diritto in materia di riconoscimento dell’indennizzo previsto dalla Legge n. 210/92.
Infatti, anche se il controllo della Corte di Legittimità non può riguardare il convincimento del Giudice del merito, tuttavia la Suprema Corte può valutare la congruità e la logicità della motivazione.
La Corte di Cassazione, nell’ordinanza in commento, ha precisato che incorre in tale vizio il Giudice di merito che non compie un esame organico e complessivo degli elementi di fatto esistenti e della loro rilevanza; secondo la Corte, si finirebbe per negare il nesso di causalità, pur in presenza di un accertamento scientifico del contagio per via parenterale, escludendo tale genesi patologica solo per la bassa percentuale dei portatori del virus C tra i donatori di sangue, ammettendo invece che gli stessi all’epoca dei fatti non erano sottoposti a controlli preventivi.
Pertanto, la Suprema Corte ha cassato la decisione del Giudice di merito, con rinvio alla Corte di Appello di Napoli in altra composizione.

Tribunale Napoli, a 29 anni non è più dovuto l’assegno di mantenimento al figlio maggiorenne.

Il Tribunale di Napoli, con decreto n. 4868/2018 del 06/07/2018, ha accolto
la domanda di revoca dell’assegno di mantenimento stabilito, in sede di divorzio, in favore del figlio maggiorenne, di 29 anni, non economicamente autosufficiente a carico del padre, patrocinato dagli avv.ti Giuseppe Aulino e Livia Aulino.
Il Tribunale di Napoli ha sancito il principio di diritto per cui, in tema di assegno di mantenimento di figli maggiorenni ma non economicamente autosufficienti, è necessario non solo verificare che il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica non sia causato da negligenza o non dipenda da fatto imputabile al figlio, ma occorre altresì una valutazione circa la sua età; in particolare, il Tribunale ha ritenuto che a 29 anni risulta ormai prossima l’operatività di un principio di generale autoresponsabilità che incombe sul figlio maggiorenne, non potendo pretendere la
protrazione dell’obbligo al mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, atteso che l’ “obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione”.

TEST MEDICINA 2017: ACCOLTI TUTTI GLI APPELLI

 

Il Consiglio di Stato, con ordinanze rese in sede collegiale, ha ammesso tutti i ricorrenti patrocinati dagli Avvocati Giuseppe Aulino ed Elio Errichiello.

I ricorrenti delle Università Federico II, Luigi Vanvitelli, La Sapienza, Siena, Salerno e altre, hanno posizioni e sedi differenti e i ricorsi proposti portavano avanti numerosi vizi dei test di ammissione 2017 e del bando per l’accesso a numero programmato.

Con grande soddisfazione annunciamo che il Consiglio di Stato, confermando quanto già disposto per decreto, ha accolto le nostre tesi e condannato il Miur a disporre lo scorrimento dei nostri ricorrenti su tutti i posti disponibili nelle varie sedi.

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Nei giorni scorsi sono state pubblicate le ordinanze che confermano i decreti monocratici del Consiglio di Stato sugli appelli cautelari da noi presentati contro le ordinanze cautelari sul Test Medicina emesse dal TAR Lazio – Roma avverso i test d’ammissione alla facoltà di Medicina/Chirurgia e Odontoiatria/Protesi Dentaria per l’A.A. 2017/2018 (d’ora in poi, per brevità denominati Test Medicina).

 

 

Con grande soddisfazione vi comunichiamo che il Consiglio di Stato, confermando quanto già disposto per decreto, ha accolto le nostre tesi e disposto la ricognizione dei posti rimasti vacanti e l’avvio dello scorrimento sugli stessi.

In particolare il Consiglio di Stato ha disposto che “il Ministero appellato, in esecuzione della presente ordinanza, dovrà effettuare la ricognizione dei posti inutilizzati o non optati rimasti liberi e disponibili, a livello nazionale e nei singoli Atenei, operando i conseguenti scorrimenti di graduatoria, tenendo anche conto delle concrete posizioni in graduatoria di eventuali ricorrenti vittoriosi in sede cautelare in separati giudizi, in quanto tali ricorrenti abbiano indicato come sedi di immatricolazione, in tutto o in parte, quelle medesime indicate dell’attuale ricorrente”.

Alla luce di tali pronunce, quindi, l’Amministrazione dovrà stilare una nuova graduatoria e potrà procedere con l’immatricolazione dei ricorrenti nelle varie sedi.

 

Siamo i primi in Italia ad ottenere la ricognizione dei posti vacanti per i nostri ricorrenti anche per punteggi inferiori al 20 e per gli studenti decaduti dalla graduatoria per mancata conferma d’interesse, e tali risultati sono stati confermati anche nelle ordinanze a seguito della recente udienza di discussione.

Per ogni informazione ulteriore o chiarimento potete contattare l’avv. Elio Errichiello al numero 3471925679 dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 16.00; oppure alla mail elio.errichiello@gmail.com.

 

 anni successivi al primo 25cfu

Ricorso Medicina 2017/18, vittoria al Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha accolto tutti i ricorsi degli studenti assistiti dagli avvocati Giuseppe Aulino ed Elio Errichiello relativi test di accesso per i corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria 2017/18.

Il Consiglio di Stato ha accolto le nostre tesi e disposto la ricognizione dei posti rimasti vacanti, precisamente non solo i “posti riservati agli studenti extracomunitari” ma tutti “quelli comunque inutilizzati e non optati, rimasti liberi e disponibili”.

La ricognizione dei posti disponibili è diretta “all’accertamento della possibilità della parte ricorrente di rientrare utilmente nella relativa graduatoria comprensiva di tali ulteriori posti, sulla base del punteggio ottenuto e secondo l’ordine e la posizione che ne conseguono”.

Siamo i primi in Italia ad ottenere la ridistribuzione dei posti vacanti per i nostri ricorrenti anche per punteggi inferiori al 20 e per gli studenti decaduti dalla graduatoria per mancata conferma d’interesse.

Alla luce dei decreti presidenziali, quindi, confermate in pieno le nostre tesi, l’Amministrazione dovrà stilare una nuova graduatoria, e una volta verificata l’effettiva disponibilità dei posti, si potrà procedere con l’immatricolazione dei ricorrenti.

Consiglio di stato: il diploma ITP vale solo per ammissione e non per punteggio

Una nuova vittoria di un gruppo di docenti ITP assistiti dagli avvocati Giuseppe Aulino ed Elio Errichiello, che hanno ottenuto un provvedimento favorevole del Consiglio di Stato, che confermando la pronuncia del Tar Napoli, ha affermato per la prima volta un importante principio giurisprudenziale:  i docenti ITP sono stati ammessi a partecipare al concorso docenti 2017 senza TFA in quanto mancavano percorsi abilitanti ordinari, ma non per questo il loro diploma tecnico pratico può essere considerato equipollente ad un titolo di abilitazione ai fini dell’attribuzione del punteggio in graduatoria.

I docenti ITP rischiavano di essere superati in graduatoria da un collega insegnante che aveva chiesto l’attribuzione del punteggio proprio del titolo di abilitazione anche per il proprio diploma considerato “abilitante”.

Il Consiglio di stato, confermando quanto affermato innanzi al Tar, ha sancito che “l’appello non risulta presentare profili di fondatezza, in quanto il punteggio di cui si lamenta la mancata attribuzione non può essere riconosciuto in relazione ad un diploma che è stato sì riconosciuto come titolo di ammissione, ma che non sembra poter fruire del medesimo punteggio che può essere attribuito solo alla conclusione di un percorso abilitante, stante l’assenza di una specifica disposizione che lo preveda”.

Si tratta di una novità giurisprudenziale importante, su cui non vi erano ancora pronunce significative e su cui non si è ancora formata una giurisprudenza consolidata.

TAR CAMPANIA: IL PERICOLO PER LA SALUTE GIUSTIFICA LA DISATTIVAZIONE DELL’IMPIANTO A BANDA LARGA

Una vittoria importante di un gruppo di ricorrenti assistiti dagli avvocati Giuseppe Aulino ed Elio Errichiello, che hanno ottenuto un provvedimento di disattivazione dell’impianto radioelettrico a banda larga di un noto colosso delle telecomunicazioni, una pronuncia che segna un passo importante nella giurisprudenza in campo di onde elettromagnetiche ed elettrosmog.

In una ordinanza del Tar Campania pubblicata il 21 marzo, il Giudice amministrativo ha richiamato alcuni principi importanti in tema di impianti radioelettrici, materia disciplinata dalla normativa speciale di cui al d.lgs. n. 259 del 2003 (Codice delle comunicazioni), e fissato anche un importante criterio guida per la giurisprudenza.

I ricorrenti avevano impugnato il silenzio assenso formatosi su un’istanza di autorizzazione alla costruzione di impianto radioelettrico ai sensi del d.lgs. n. 259 del 2003 presentata da una nota società di telecomunicazioni. La costruzione, approvata per silenzio dall’Amministrazione, è stata effettuata su un lastrico solare in zona urbana densamente abitata e con numerosi casi accertati di patologie tumorali nella cittadinanza locale.

Anzitutto, il Tar ha messo in luce che “sussiste la legittimazione dei ricorrenti in quanto residenti nelle abitazioni vicine all’impianto di telecomunicazione”. Sul punto quindi, è valsa la tesi secondo cui il titolo di proprietà non è l’unico legittimante all’impugnazione dell’autorizzazione alla costruzione di impianto radioelettrico.  Infatti, come attestato nei precedenti giurisprudenziali, “in materia di minacce alla salute pubblica o all’ambiente, va riconosciuta in linea di principio l’esigenza di autonoma protezione delle persone che vivono nell’area interessata dalla fonte di pericolo” (T.A.R. Piemonte Torino Sez. I, 16/06/2011, n. 635),

Tra i numerosi vizi di legittimità che hanno costellato la procedura di autorizzazione impugnata, riguardanti disparati profili di diritto, il Tar ha evidenziato in particolare che “non risulta che all’istanza sia stata data adeguata pubblicità, come previsto dall’art. 87, comma 4 D.lgs. 259/2003”. Sul punto è valso quanto affermato nella famosa sentenza del Consiglio di Stato, sez. VI, 18/04/2005, n. 1773, secondo cui “della proposizione dell’istanza relativa alla installazione di una stazione radio base per la telefonia mobile debba essere data notizia alla popolazione locale, mediante formalità diverse dalla mera sua acquisizione e visibilità interna presso gli uffici comunali, quale l’affissione all’albo pretorio”. Ossia l’annullamento dell’autorizzazione, secondo il Consiglio di Stato, consegue non solo all’omissione di ogni forma di pubblicità (come avvenuto nel caso di specie), ma anche quando l’obbligo sia soddisfatto in modo meramente formale, poiché “La mera pubblicazione sull’albo pretorio della richiesta di installazione di impianti radio base, ex art. 87 d.lg. n. 259 del 2003, non soddisfa le formalità richiesto dal comma 4”.

Infine, e qui sta il passaggio forse più interessante dell’ordinanza, il Giudice amministrativo ha riconosciuto il periculum in mora insito nell’esposizione dei ricorrenti alle onde elettromagnetiche dell’antenna a banda larga. Infatti, nell’ordinanza si legge che “in tema di periculum in mora, vengono evidenziate potenziali minacce per il diritto alla salute dei ricorrenti”, sulla base delle perizie mediche prodotte e dell’ampia documentazione che attesta la presenza di diffuse patologie, anche di tipo tumorale, nonché della presenza di pazienti con apparecchi elettromedicali (pacemaker) che possono essere sensibili all’esposizione ad onde radio.

E’ un passaggio particolarmente rilevante visto che gli studi medici in materia non sono ancora sviluppati, e non si è raggiunta la certezza scientifica assoluta circa la dannosità e pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse da impianti radioelettrici, sebbene vi siano evidenze che dimostrano la cancerogenicità delle onde elettromagnetiche (infatti l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – IARC – ha classificato i campi elettromagnetici come cancerogeni di gruppo 2B).

Sul punto, la difesa dei ricorrenti ha insistito sul fatto che in caso di tutela di un bene primario come quello della salute, tutelato dall’art. 32 della Costituzione, l’incertezza delle conoscenze scientifiche non può che deporre in favore dell’adozione del principio di precauzione. Sono stati comunque citati numerosi recenti studi scientifici che depongono nel segno di una generale dannosità delle onde elettromagnetiche, sia direttamente per degenerazione delle cellule umane, sia per le interferenze con apparecchi di sostegno vitale come i pacemaker.

La percezione del rischio in materia di elettrosmog non può prescindere dai precedenti come, ad esempio, il precedente amianto. L’amianto, com’è noto, venne ampiamente utilizzato nelle costruzioni civili soprattutto a partire dal dopoguerra; quando però, a causa del verificarsi di numerosi casi di tumore fra gli addetti alle lavorazioni con amianto, sorsero dubbi sulla sua salubrità, vennero immediatamente condotti diversi studi che ne evidenziarono la cancerogenicità. Ma ci vollero quaranta anni perché il legislatore in Italia (come altrove) intervenisse proibendo l’impiego delle fibre d’amianto con la 1. 27 marzo 1992 n. 257. Se per l’amianto la cancerogenicità risultò conclamata soltanto dopo molti anni di ricerca, nel caso delle onde elettromagnetiche, fenomeno storicamente recente, dove la scienza ha già attestato una evidenza di verosimile cancerogenicità (US EPA, Rapporto 600, 1984), appare improcrastinabile l’esigenza di offrire una tutela a chi, soprattutto i minori, rischia di essere irrimediabilmente danneggiato nei beni più preziosi, la vita e la salute,  per le incertezze della scienza e le lungaggini del legislatore.

L’individuazione del punto di equilibrio che determini il miglior grado di protezione in rapporto alla valutazione dell’incertezza è un compito che spetta al Giudice, e nel caso di specie, la recentissima ordinanza del Tar Campania riesce a trovare il giusto punto di equilibrio tra interessi economici e rischi per la salute e l’ambiente, offrendo finalmente una giusta tutela al bene fondamentale della salute umana, anche a discapito dell’incertezza dello stato delle attuali conoscenze scientifiche, sancendo che le immissioni promanabili dall’impianto a banda larga possono comportare elementi di concreto rischio per la salute di coloro che vivono nelle sue immediate vicinanze.