Risarcimento per un neonato con paralisi cerebrale: il Tribunale di Napoli riafferma la responsabilità da contatto sociale dell’operatore sanitario

Altra importante affermazione in materia di responsabilità da esercizio della professione sanitaria dello Studio Legale Aulino.

In una recente pronuncia emessa dal Tribunale di Napoli, la n° 2605/2019, è stata riaffermata la responsabilità da contatto sociale dell’operatore sanitario, come obbligazione senza prestazione ai confini tra contratto e torto generato dal contatto tra medico e paziente.

Questa conclusione si basa sulla considerazione consolidata che la coscienza sociale non si limita a chiedere un non facere al medico, ma piuttosto quel facere in cui si manifesta la perizia che deve contrassegnare l’attività del sanitario.

A tale responsabilità dell’operatore se ne affianca altra della struttura, che risponde:

  • “a titolo di responsabilità contrattuale, per fatto proprio, ex art. 1218 c.c., laddove vengano inadempiute obbligazioni connesse al contratto di spedalità e direttamente a carico dell’ente debitore (assistenza post operatoria, sicurezza delle attrezzature e degli ambienti, custodia dei pazienti, tenuta della cartella clinica, vitto ed alloggio),
  • a titolo di responsabilità contrattale per fatto dei dipendenti ovvero degli ausiliari, ex art. 1228 c.c. con riferimento all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta dal sanitario;
  • a titolo di responsabilità extracontrattuale laddove, in conseguenza dei propri deficit organizzativi, sia conseguito al paziente un danno alla salute, autonomamente valutabile ex artt. 2059 c.c. e 32 Cost. quale violazione del generale principio del neminem laedere;
  • a titolo di responsabilità precontrattuale laddove, durante le trattative e prima dell’accettazione, non abbia informato il paziente dello stato di efficienza delle proprie strumentazioni e dotazioni strutturali”.

E’ stata così accolta la domanda di risarcimento danni relativa alle lesioni riportate da un neonato per paralisi cerebrale di tipo discinetico per sindrome asfittica alla nascita causata da:

  1. inadeguata assistenza ostetrica nella fase che precedette il parto degli ostetrici che ebbero una condotta censurabile omissiva e/o commissiva;
  2. omessa assistenza e monitoraggio cardiotocografico e dopplerflusimetrico nelle fasi che precedettero il parto che dovevano eseguire gli ostetrici;
  3. inadeguata ed inidonea assistenza neonatologica con una condotta censurabile omissiva e commissiva da parte dei Pediatri per quanto riguarda le reali condizioni del neonato.

Avv. Giuseppe Aulino

 

Lo studio legale Aulino tra i migliori studi di Italia!

Il Sole 24 Ore insieme a Statista ha effettuato una ricerca in tutta Italia per tracciare il quadro del lavoro svolto in ambito legale.

L’elaborazione di questi dati ha permesso di indicare gli «Studi legali dell’anno 2019» è, segnalandone 531.

Secondo la ricerca, lo Studio legale Aulino è risultato tra i migliori studi di Italia dell’anno 2019, e siamo molto fieri di questo risultato.

Di seguito il link dell’articolo:

https://lab24.ilsole24ore.com/studi-legali-2019/

 

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14.05.2019 – Giustizia e intelligenza artificiale

Avvocati robot, sentenze tramite algoritmo, giustizia predittiva: il futuro è già arrivato.
Martedì 14 maggio al Tribunale di Napoli ne parleremo con il Direttore dell’istituto del CNR sull’intelligenza artificiale.
L’evento vale 3 crediti di cui 2 in deontologia.

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VITTORIA AL TAR: Linkem rimuove l’antenna di Marianella

A meno di un anno dalla proposizione del ricorso patrocinato dall’avv. Giuseppe Aulino ed Avv. Elio Errichiello, c’è un lieto fine per gli abitanti di Marianella: il Tar Napoli ha accolto il ricorso ed annullato definitivamente l’autorizzazione per il gigantesco impianto a banda larga eretto sui tetti della periferia nord di Napoli, e proprio oggi sono iniziati i lavori di smantellamento dell’antenna.
La sentenza del Tar ha messo fine ad una complessa vicenda giudiziaria, che aveva già visto la sospensione dell’autorizzazione e la disattivazione dell’impianto lo scorso Marzo, quando i giudici avevano riconosciuto il potenziale pericolo delle onde elettromagnetiche per la popolazione locale.
Ora la sentenza conferma quanto disposto con misure cautelari e segna un’altra pagina fondamentale nella giurisprudenza in tema di diritto ambientale ed elettrosmog.

Tribunale di Napoli: la responsabilità professionale sanitaria va sempre dichiarata

La responsabilità professionale sanitaria va sempre dichiarata, anche ove si configuri di tipo omissivo, in seguito all’accertamento di un nesso di causalità materiale inquadrato nella disciplina di cui agli articoli 41-41 c.p. nel criterio della condicio sine qua non riempito dal contenuto della teoria della sussunzione sotto leggi specifiche del caso.

Il Tribunale di Napoli, con la recente sentenza n° 5321/2018, ha accolto la domanda proposta dagli eredi di C.E. difesi dall’avv. Giuseppe Aulino relativa all’accertamento che la morte dello stesso fosse dipesa dalla mancata informazione sui rischi collaterali connessi all’assunzione dei farmaci prescritti, nonché alle procedure da attuare dopo le dimissioni, al presentarsi di probabile perdite di sangue, nonchè all’omesso approfondimento clinico di una diagnosi solo riferita senza procedere alle ulteriori indagini clinico strumentali; in particolare, il Tribunale ha affermando che l’onere probatorio pone a carico della parte attrice solo la prova del contratto di spedalità e del nesso di causalità materiale tra condotta ed evento.
Quest’ultimo si concretizza in ogni comportamento (prossimo, intermedio, remoto) che abbia generato o solo contribuito a generare l’evento, deve considerarsi causa.
La valutazione del nesso va fatto secondo criteri di probabilità scientifica, nella disciplina generale prevista sul nesso di causalità dagli articoli 40 e 41 c.p. della condicio sine qua non, riempiti dal contenuto della teoria della sussunzione sotto leggi scientifiche.
L’accertamento della causalità materiale adeguata deve essere effettuato sulla base di un giudizio concreto, individuato esclusivamente sulla valutazione che, secondo un ragionevole criterio scientifico, l’evento dannoso non si sarebbe verificato se la condotta posta in essere dai sanitari non fosse stata omessa.
Al contrario, la struttura convenuta deve fornire la prova  liberatoria, mancante nel caso, della dimostrazione della diligente esecuzione della prestazione medica, ovvero della riconducibilià dell’evento ad un fattore imprevisto o imprevedibile.