Le dichiarazioni rese dalla parte in sede di risposte anamnestiche nel referto di pronto soccorso pur costituendo una confessione stragiudiziale possono essere superata da altri elementi istruttori di senso contrario

Con una importante e innovativa decisione, il Tribunale di Napoli con la sentenza n° 5235/2020, patrocinato dall’avv. Giuseppe Aulino, ha affermato che le dichiarazioni anamnestiche rilasciate dalla parte lesa al Pronto Soccorso hanno valore fidefacente del fatto storico della avvenuta dichiarazione e non si estendono anche alla verità dei fatti dichiarati.

Il referto del Pronto Soccorso, ai sensi dell’art. 2700 c.c., fa piena prova del fatto dichiarato al medico di turno, non prova anche la veridicità e l’esattezza delle dichiarazioni rese, le quali pertanto, possono essere contrastate ed accertate con tutti i mezzi di prova consentiti dalla legge.

Ne consegue che sotto tale profilo il referto non è vincolante e il dichiarante ben potrebbe dimostrare di avere riferito ai sanitari circostanze non veritiere.

Le dichiarazioni e le risposte anamnestiche assumono pertanto la portata di confessione stragiudiziale fatta ad un terzo che, come noto, non ha valore di prova legale, come la confessione giudiziale o stragiudiziale fatta alla parte, e può, quindi, essere liberamente apprezzata dal giudice, a cui compete, con valutazione non sindacabile in cassazione se adeguatamente motivata, stabilire la portata della dichiarazione rispetto al diritto fatto valere in giudizio.

Sulla base di questo presupposto il Tribunale di Napoli, riformando una ingiusta decisione del Giudice di Pace di Napoli, ha ritenuto che quest’ultimo avesse omesso di valutare il materiale probatorio nella sua interezza, in particolare le dichiarazioni rese dai testimoni che portano a superare le dichiarazioni rese dalla parte al Pronto Soccorso.

La sentenza emessa dal Giudice di prime cure è stata riformata perché emessa sulla base di un assioma generale, senza invece procedere ad una valutazione complessiva del giudizio e di tutto il materiale probatorio.

In questo modo il Giudice onorario ha commesso un evidente errore, perché ha applicato una valutazione generale evitando il raffronto con il caso al suo esame.

Il Tribunale, invece, ha ritenuto che se l’esame delle dichiarazioni testimoniali consente di ricostruire la dinamica del sinistro in modo preciso sia in ordine alla responsabilità del conducente, sia in ordine alla impossibilità di identificare il veicolo investitore, si deve operare una diversa valutazione del contenuto delle dichiarazioni rese al P.S., considerando soprattutto che la loro portata confessoria sarebbe limitata alla omissione di alcuni segni grafici riportati sotto le voci incidente stradale, omissione di soccorso e omettendo pure di considerare il grado di consapevolezza avuta dalla parte al momento della resa dichiarazione.

Invece, deve essere tenuta in debita considerazione la circostanza che l’attrice giunse presso il Pronto Soccorso del nosocomio mediante il servizio Ambulanza 118, come risultava dal Verbale di Pronto Soccorso non trovandosi nelle condizioni di recarsi da sola, poiché nell’immediatezza del fatto presentava contusioni e la frattura apicale del malleolo tibiale ed era quindi alle prese con i dolori e gli effetti negativi della caduta subita piuttosto che preoccuparsi di procedere agli accertamenti relativi all’investimento subito.

Va pertanto ritenuto altamente probabile che la vittima si sia trovata in uno stato confusionale post-traumatico tale da non rendere dichiarazioni attendibili e rispondenti alla reale dinamica dei fatti.

Da ultimo il Tribunale ha ritenuto che tale valutazione era suffragata anche dalla denunzia querela presentata dalla danneggiata all’autorità di Polizia Giudiziaria, che pur non potendo portare alla invalidazione della confessione stragiudiziale ex art. 2735 c. 1 secondo alinea c.c., costituisce elemento di sicuro segno contrario alla portata della confessione stragiudiziale resa al terzo.