L’ACCRESCIMENTO

L’accrescimento è quel fenomeno giuridico relativo alla contitolarità di diritti soggettivi, che produce l’effetto di espandere la quota degli altri contitolari qualora venga meno la titolarità di alcuno di essi.

Questo fenomeno trova la sua principale applicazione nelle successioni mortis causa testamentarie.

Si discute in dottrina circa la natura giuridica dell’accrescimento ed in particolare se si tratti o meno di un diritto autonomo.

Secondo alcuni autori, l’accrescimento darebbe vita ad una situazione giuridico soggettiva automaticamente rilevante che spetterebbe all’erede in virtù dell’accettazione dell’eredità.

E’ però preferibile la teoria negativa, secondo la quale non si tratta di un diritto autonomamente attribuito al chiamato, ma dell’originario identico diritto all’eredità che si espande senza bisogno di una nuova e specifica accettazione da parte di colui a favore del quale si verifica l’accrescimento.

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I tre presupposti necessari perché possa operare l’accrescimento sono: l’istituzione in uno stesso testamento, l’istituzione in parti uguali e il mancato acquisto da parte di un coerede.

Il terzo ed il quarto comma dell’articolo 674 c.c., precisano che l’accrescimento non ha luogo quando dal testamento risulta una diversa volontà del testatore e che, in ogni caso, è salvo il diritto di rappresentazione.

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L’acquisto per accrescimento ha luogo di diritto e non occorre un’ulteriore accettazione da parte dei coeredi a favore dei quali si verifica.

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