LA DIVISIONE EREDITARIA ED I SUOI RAPPORTI CON I CONGUAGLI TESTAMENTARI

 Il codice civile del 1942 ha disciplinato la possibilità per il testatore di intervenire nella divisione ereditaria operandola direttamente.

L’art. 734 c.c. stabilisce che il testatore può dividere i suoi beni fra gli eredi, comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile.

Per quanto riguarda la natura giuridica di quest’istituto, la dottrina più recente ha ritenuto che la divisione operata dal testatore è intesa come mezzo diretto non già a sciogliere la comunione, bensì a realizzare la distribuzione a più soggetti di determinati beni facenti parte un unico patrimonio.

In poche parole la preesistente comunione non rappresenta un carattere essenziale della divisione, ciò che è rilevante è la funzione distributiva-attributiva della stessa.

La fattispecie così come disciplinata all’art. 734 c.c. si compone di due negozi autonomi ma collegati tra loro: l’istituzione di erede e la divisione testamentaria.

Il testatore ha un’ampia libertà nel formare le quote della divisione, eppure ha l’obbligo di comprendere nella stessa i legittimari ai quali dovrà attribuire quanto loro spetta.

E’ discusso in dottrina ed in giurisprudenza se nella divisione testamentaria, il testatore possa far ricorso, così come accade nella divisione ordinaria, allo strumento del conguaglio in denaro, allo scopo di correggere eventuali sperequazioni nell’assegnazione delle porzioni.

In termini generali, si ritiene che le norme sulla divisione ordinaria siano applicabili anche alla divisione testamentaria, per la semplice ragione che la disciplina dell’istituto generale si applica anche per quello speciale, se non è diversamente stabilito.

Secondo alcune pronunce della Cassazione, l’analogia tra divisione ordinaria e divisione testamentaria, si fermerebbe di fronte alla considerazione che l’attribuzione di una ragione ereditaria ad uno degli eredi nella divisione ordinaria troverebbe la sua giustificazione proprio nell’accordo di tutti i condividenti, accordo che non sussiste invece nella divisione testamentaria in cui sussiste la volontà del solo testatore.

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E’ comunque preferibile l’opinione positiva sostenuta dalla dottrina dominante e dalla prevalente giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo cui quando appaia necessario il testatore ben può farsi ricorso allo strumento del conguaglio in denaro, per correggere le ineguaglianze delle quote ereditarie.

Di conseguenza, il conguaglio rappresenta uno strumento applicabile anche nella divisione testamentaria, e non vi sarebbe nessun motivo per negare al testatore quelle stesse possibilità permesse alle parti durante la divisione ordinaria.

Si ritiene inoltre che i conguagli disposti dal testatore nel dividere i suoi beni abbiano natura di legati con funzione divisoria destinati unicamente a facilitare le operazioni divisionali impedendo un’eventuale azione di rescissione per la lesione di quota.

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