ARBITRATO TESTAMENTARIO.

In dottrina si è a lungo discusso sulla compatibilità della clausola testamentaria arbitrale con la volontà testamentaria.

Parte minoritaria della dottrina propendeva per la soluzione negativa sostenendo alcune argomentazioni contrarie all’ammissibilità dell’istituto, ad esempio una tesi si rifaceva al dictum dell’art. 587, 2° co., c.c., in cui si stabilisce la necessaria identità tra coloro che stipulano la clausola compromissoria e coloro fra cui insorgeranno le controversie.

La dottrina prevalente e la giurisprudenza dominante hanno sostenuto ammissibile la compatibilità tra la clausola arbitrale ed il testamento.

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Per cercare di imporre il rigoroso rispetto del vincolo arbitrale in caso di controversia tra gli eredi, la dottrina prevalente ammette che il testatore possa inserire nel testamento una penale, prevedendo che ciascuno dei beneficiari sia tenuto ad una determinata prestazione a favore del controinteressato qualora convenga il medesimo davanti l’autorità giudiziaria in inadempimento della clausola stessa.

Si ritiene però che il testatore non possa nominare lui stesso l’arbitro nel testamento.

La dottrina si è poi divisa circa la natura giuridica di questa clausola all’interno di un testamento: una parte minoritaria della dottrina sostiene che si tratti di un onere testamentario, mentre la dottrina prevalente ricostruisce l’istituto come un legato di contratto reciproco avente ad oggetto il deferimento dell’eventuale controversia insorta successivamente al testamento e che faccia riferimento alla validità del testamento stesso o ad uno specifico diritto di cui il testatore ha disposto.

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