La vita di Sant’Alfonso Maria De Liguori, Avvocato e Santo.

ALFONSO MARIA DE LIGUORI nacque a Marianella da Giuseppe e Maria Cavalieri.

Il Santo dell’epoca dei Lumi, aveva una personalità poliedrica: fu musicista, compositore, poeta, scrittore, teologo.

Fu pittore della scuola di Solimene, e all’età di diciannove anni dipinge la tela del Crocifisso, nonchè il volto del di Maria.

Fu un uomo di raffinata ed ampia cultura umanistica e giuridica, laico fervente missionario fondatore di una congregazione quella del Santissimo Redentore.

Divenne Vescovo, pittore, poeta e musicista.

Un grande protagonista della storia della Chiesa, EGLI pur contrastando il relativismo morale e riconoscendo la Chiesa come Suprema Maestra, diede spazio alle voci interiori della coscienza e mantenne una posizione di equilibrio tra i due estremi di rigorismo e lassismo.

Si fece mediatore di cultura per il popolo trattando di contenuti altissimi in stile semplice chiaro e brillante.

Si dedicò in modo particolare ai ceti più umili.

Compì innumerevoli missioni in campagne e nei Paesi rurali e si prodigò per un intenso Apostolato nei quartieri di Napoli per offrire ai più bisognosi pari opportunità di libertà e dignità, per istruirli educarli e recuperarli.

Dal 1727 organizzò le Cappelle Serotine, frequentate assiduamente da artigiani e da Lazzari che si radunavano la sera dopo il lavoro per due ore di preghiera e di Catechismo.

Nelle Cappelle per meglio farsi comprendere ALFONSO usava il dialetto NAPOLETANO.

A quell’epoca le lingue più parlate erano il PIEMONTESE, IL LOMBARDO, ed i DIALETTI REGIONALI.

ALFONSO creò un UN TOSCANO SCRITTO, VIVACE POPOLARE , per essere più vicino al popolo, pubblico per una prima raccolta di canzoncine e canti che rappresentano dei veri capolavori nell’ambito della poesia popolare.

Ma SANT’ALFONSO fu amante della bellezza, si diede ad un lavoro letterario intensissimo per formare i suoi discepoli alla più genuina teologia cristologica pastorale e sacramentaria.

Scrisse undici opere sulla spiritualità e sulla teologia.

Scrisse il TRATTATO DI TEOLOGIA MORALE che gli valse il titolo di DOTTORE DELLA CHIESA .

La teologia fu pensata per confessori e pastori, ne fece un riassunto che fu stampato in  118 EDIZIONI, e finì per unificare la morale della Chiesa.

Santo del Secolo dei Lumi, insieme all’immagine di Dio, EGLI scoprì anche il vero volto dell’uomo e si schierò decisamente per la LIBERTA’.

FU UN GRANDE SOSTENITORE DELLA LIBERTA’, assaporò la sua infanzia e la sua giovinezza sfiorandole solo le labbra.

Alla sola età di quattordici anni prese possesso al CONSIGLIO DI QUARTIERE (LA PIAZZA DI PORTANOVA).

Ai tempi di Alfonso, la legge prevedeva il limite di 20 ANNI di età per il dottorato, quello di Alfonso fu un caso limite, alla sola età di 16 anni.

Otteneva una dispensa di tre anni ed otto mesi e 21 giorni insieme al semestre di studio che ancora gli mancava per l’esame di dottorato, che si articolava in due parti, una prima parte di cernita non pubblica, per non far perdere la faccia agli incapaci si svolgeva davanti a due giuristi designati dal priore del Collegio dei Dottori, allora Valletta diede mandato a Porpora e a Giacinto De Baucio di indicare al candidato i due punti di diritto civile e diritto canonico sui quali avrebbe dovuto disputare: de i Chierici sposati, per il diritto canonico, e delle seconde nozze per il diritto civile.

Il candidato aveva piena la testa delle quattro leggi assegnatogli: il trasferimento dei chierici,e le donazioni pie per il diritto canonico, i contratti e la priorità della giustizia e dell’equità sulla lettera delle legge per il civile.

Quest’ultimo punto, strana coincidenza tratto dal codice di giustiniano sarà il punto che lo porterà ad abbandonare la toga, e la idea madre che della sua rivoluzionaria opera come maestro di teologia morale.

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Alfonso benchè giovanetto consumerà dieci anni della sua attivita professionale frequentando le alte Corti di Giustizia che riempivano i tre piani di Castel Capuano detto anche Vicaria.

Là avevano sede tra corti la gran corte della Vicaria, la Corte d’Appello, Civile e Penale, la Real Camera della sommaria, era competente per le cause riguardanti il patrimonio rele e le finanze, le aule del Tribunale di Napoli nel secolo dei lumi non mancava di persone incompetenti e rozze, ma sicuramente vi erano giuristi di spicco come Alfonso, il Valletta, Caravita, Salerno, Domenico Bruno che Alfonso sconfiggerà nel foro , Antonio Maggiocchi o maiocca che gli infliggera la prima ed ultima sconfitta.

Le sentenze del Real Consiglio arrivavvano lontano , fuori dall’italia invocate nei tribunali dell’intera Europa diventando ovunque giurisprudenza.

Non era quindi ingenuo entrare in quel giro e pretendere di lottare per fare giustizia a chi si chiedesse se Alfonso si sia fatto Santo perchè avvocato o perchè fuggito dai tribunali si potrebbe rispondere perche per l’una e la’altra cosa ogni volta che si presentava al combattimento aveva occhi ben aperti sulle tentazioni del foro e sguardo bel fisso ai suoi doveri come testimoniano i quindici comandamenti dell’avvocato spesso ci si è domandato se la causa Orsini fu un processo perso o una causa vinta il diritto feudale, la priorita della equità sulla legge , sarà la chiave del portone di accesso e di uscita dal foro quante volte nella nostra esperienza quotidiana di fronte ad una denegata giustizia ci saremmo infervorati come il giovane Alfonso.

Certo lui ha abbandonato la toga, non certo per disprezzo della stessa che ha continuato ad indossare sotto la tunica dei chierico, tutte le volte che si è schierato a difesa degli ultimi, e si è spinto nelle periferie esistenziali, dove si ha fame di giustizia e la disperazione prende il posto della rivendicazione. 

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