Legato in sostituzione di legittima

L’art. 551, c.c. regola l’istituto del legato sostitutivo della porzione legittima.

Ai sensi del primo comma di quest’articolo, se ad un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli può rinunziare al legato chiedere la legittima.

Se il legittimario preferisce accettare il legato, questi non acquista la qualità di erede, e perde ogni diritto a chiedere un supplemento nel caso in cui il valore del legato sia inferiore a quello della legittima.

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Non occorrono forme particolari: è sufficiente che emerga chiaramente l’intento del testatore di soddisfare per intero in forza del legato i diritti di legittima spettanti al legittimario.

In poche parole, con il legato in sostituzione di legittima, il testatore produce l’effetto di escludere uno dei legittimari della successione.

Si tratta di una disposizione a titolo particolare sottoposto a condizione risolutivo- potestativa, nel senso che la disposizione perde di efficacia se il beneficiario vi rinuncia.

Il legato in sostituzione di legittima va distinto dal legato in conto di legittima, ex art. 552 c.c., ove quest’ultimo costituisce una disposizione a titolo particolare che il legittimario è chiamato ad imputare alla sua quota legittima.

Ciò premesso, il legittimario a favore del quale sia stato disposto il legato in sostituzione di legittima può scegliere di conseguire il legato: in questo caso il beneficiario sarà considerato meramente legatario e non erede, e perderà altresì il diritto di domandare l’integrazione del valore del legato qualora risultasse di valore inferiore rispetto alla quota di legittima.

L’accettazione del legato sostitutivo non è vincolata all’osservanza di speciali formalità e non può essere effettuata sia espressamente che tacitamente.

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La dottrina si è interrogata su alcune questioni, tra cui il quesito se al legato in sostituzione si debba o meno applicare il divieto di apporre pesi e condizioni così come disciplinato dall’art.549 c.c.

Una parte della dottrina risponde positivamente ritenendo che si debba garantire al legittimario la stessa tutela che avrebbe se accettasse un legato di riserva.

La dottrina prevalente invece ritiene che con il legato sostitutivo si attribuisce un legato, che seppure abbia lo stessi valore economico della legittima, a questa non può essere equiparata.

Di conseguenza non può trovare applicazione l’art. 549 c.c., che può applicarsi solo nel caso di eredità.

Un altro problema affrontato dalla dottrina riguarda il rapporto tra il legato in sostituzione di legittima e la successione legittima.

Nell’ipotesi in cui il de cuius non abbia disposto completamente del suo patrimonio e si ricorre ad aprire contestualmente anche una successione legittima, la dottrina si è interrogata circa il quesito se il legittimario dopo aver accettato il legato in sostituzione, avesse o meno diritto di acquistare la qualità di erede legittimo.

Una parte della dottrina, qualificando il legato in sostituzione come una diseredazione implicita, conclude negativamente, ritenendo escluso dalla successione legittima il beneficiario che ha accettato il legato in sostituzione.

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Altra parte della dottrina, invece, risponde positivamente, ritenendo che il legato sostitutivo non abbia un effetto diseredativo e privativo totale, ma limitatamente a quanto disposto.

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