Mandato D’ Arresto Europeo

Il principio del muto riconoscimento delle decisioni giudiziarie sancite dal Consiglio Europeo di Tampere (1999) ha trovato una prima attuazione nel diritto penale con l’adozione della decisione quadro 2002/584/GAL sul mandato d’arresto europeo e le procedure di consegna.

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Quest’ atto normativo con un sistema semplificato, che prevede la consegna tra Autorità giudiziaria delle persone o sospettate, o al fine dell’esecuzione delle sentenze di condanna, o per sottoporle all’azione penale, ha sostituito il sistema di estradizione. Questa sostituzione è prevista dall’art. 31 della decisione quadro, anche se non è definitiva perché l’estradizione continua ad esistere nei contesti in cui il MAE non è applicabile.

Nel sistema giuridico U.E. l’estradizione aveva trovato la sua disciplina nella Conv. sulla procedura semplificata di estradizione del 1995 e quella del 1996; queste due Conv. non sono state ratificate dall’Italia né da alcuni delgli altri Stati membri e per questo non sono formalmente entrate in vigore.

Inoltre, bisogna ricordare che la dec. Quadro stabilisce che il MAE si applica solo alle domande ricevute dopo il 01 Gennaio 2004.

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Anche la Corte di Giustizia ha affermato nella sentenza Goiocoecha, che la Convenzione sull’estradizione restano applicabili, quando l’estradizione riguarda reati commessi prima della data stabilita dallo Stato membro richiesto nella dichiarazione resa (ex art. 32 dec. Quadro).

Il M.A.E. è una decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro, detto emittente, in vista dell’arresto e della consegna da parte di uno altro Stato membro, cd. di esecuzione, di una persona ricercata ai fini dell’esercizio di un’azione penale, o dell’esecuzione di una pena o di una norma privativa della libertà.

Questa procedura introduce deroghe al principio della doppia incriminazione, e ex art. 2 della decisione quadro elenca trentadue reati considerati particolarmente gravi e stabilisce che per questi la consegna del ricercato ha luogo indipendentemente dalla doppia incriminazione.

Per i reati non appartenenti alla lista o che pur essendone compresi non sono puniti con una pena equivalente a quella richiesta, permane la regola della doppia incriminazione e la consegna sarà consentita solo se i fatti per cui è stato emesso il mandato costituiscono un reato ai sensi della legge dello Stato d’esecuzione.

La dottrina italiana ha molto criticato questo sistema, ma la Corte di Giustizia ne ha comunque affermato la validità rilevando però i reati elencati o le prove applicabili possono essere quello dello stato emittente, tenuto però al rispetto di diritti fondamentali e dai principi sanciti ex art. 6 TUE, nonché del principio di legalità.

Per quanto riguarda il principio di uguaglianza e non discriminazione la Corte ha considerato giustificato la distinzione tra persone sospettate o condannate per tali reati o invece per i reati diversi da quelli previsti da questa disposizione.

Per quanto riguarda la procedura di consegna stabilita dalla dec. quadro la scelta del legislatore Europeo è stata quella di affidarne l’intera procedura al rapporto diretto tra le Autorità Giudiziarie competenti a emettere e eseguire il MAE.

In questa procedura di distinguono le fasi di:

-trasmissione del MAE

-decisione in ordine alla sua esecuzione

-consegna del ricercato e i suoi effetti

Poiché il MAE nella fase di trasmissione può sollevare questioni analoghe a quelle in caso di estradizione, nella dec. quadro sono state inserite alcune disposizioni in merito.

La decisione sulla consegna spetta all’Autorità dell’esecuzione che esercita un’attività di verifica e valutazione.

Questa esercita un controllo sufficiente che riguarda prima di tutto le specifiche informazioni relative alla persona ricercata, all’attività emittente, al reato, alle sanzioni dello Stato emittente che devono essere contenute nel MAE secondo il modello della decisione quadro.

Già all’esame di tali informazioni può conseguire una decisione negativa sulle esecuzioni.

Altri elementi da considerare per la decisione sulla consegna sono i motivi di non esecuzione obbligatoria e facoltativa del MAE previsti ex art. 3,4;

L’art. 3 esclude in tre casi il MAE:

quando il reato è coperto da amnistia nello stato di esecuzione,

quando la persona di cui si chiede la consegna è minore d’età non perseguibile secondo la legge dello stato;

se va applicato il principio del ne bis in idem.

Più articolata è la disciplina ex art. 4 che elenca i vai motivi di non esecuzione facoltativa del MAE, molti volti a consentire l’applicazione delle disposizioni normative dell’ord. Giuridico dell’Autorità giudiziaria dell’esecuzione.

L’art. 4 è stato interpretato dalla Corte di G. nel senso che gli Stati hanno la possibilità di limitare le situazioni in cui l’Autorità giudiziaria dell’esecuzione può rifiutare la consegna della persona ricercata.

Per la Corte queste limitazioni non fanno che adeguare la consegna in conformità al principio del riconoscimento reciproco su cui la decisione quadro si basa.

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L’art. S 1 e della dec. Quadro prevede che nel caso in cui il MAE sia emesso per l’esecuzione di una forma stabilita in assenza dell’interessato che non è stato citato personalmente, né informato, l’Autorità giudiziaria può subordinare la consegna alla possibilità di questi di richiedere un nuovo giudizio nello Stato emittente e di esserne presente.

Questo per assicurare un rispetto del diritto alla difesa.

In questo caso di contumacia, la Corte di Giustizia ha sancito che la possibilità di richiedere un nuovo processo è paragonabile a quella della persona ricercata ai fini dell’esercizio di un’azione penale, e ha dichiarato che la consegna può esser subordinata alla condizione che la persona richiesta sia rinviata nello Stato di esecuzione per scontarsi eventualmente la pena pronunciata nei suoi confronti all’esito del nuovo giudizio svoltosi in sua presenza nello Stato di emissione.

L’Italia ha recepito la dec. quadro 2002/584/GAI con la l.. 69/2005 che però dal punto di vista sostanziale in più punti non è coerente con la decisone; gli aspetti di difformità più significativi riguardano la disciplina italiana sulla doppia incriminazione, sul contenuto del Mandato d’ arresto Europeo, sui suoi motivi di non esecuzione e sulla tendenza a introdurre la possibilità di valutazione di merito da parte dell’Autorità giudiziaria italiana sull’operato di quella emittente.

La l. 69/2005 reintroduce il principio della doppia incriminazione e non segue la decisione riproducendo l’elenco dei reati ritenuti particolarmente gravi, ma stabilisce che l’Autorità Italina accerta quale sia la definizione di reati per cui è richiesta la consegna secondo la legge dello Stato di emissione.

Inoltre la legge italiana non prevede nessuna distinzione tra i motivi di non esecuzione obbligatoria e facoltativa ma prevede esclusivamente motivi di non esecuzione obbligatori.

La Corte di Cassazione ha sollevato una questione di legittimità costituzionale dell’ art. 18 comma 1 lettera r) della 69/2005 nella parte in cui stabilisce che “se il Mandato d’arresto Europeo è stato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale” la corte d’Appello può rifiutare l’esecuzione del mandato d’ arresto e disporre che la pena o la misura del sicurezza sia eseguita in Italia conformemente al diritto interno, soltanto “qualora la persona ricercata sia cittadino italiano”.

Dunque va a limitare il rifiuto del Mandato di arresto Europeo al sito requisito di cittadino in differita a quanto stabilito dalla decisione quadro che aveva previsto anche qualora il ricercato risieda o dimora nello Stato ma non abbia cittadinanza.

La Corte Costituzionale ha accolto la questione sollevata dalla corte di Cassazione con riferimento agli art. 11 e 117 della Cost, determina l’ assorbimento delle questioni poste con riferimento agli art. 3-27 co.3 Cost.

Infine è importate anche l’ interpretazione delle s.u. Cassazione dell’ art 18 lett e) l 6p/2005 e l’hanno ritenuto conforme alla decisone quadro.

Hanno affermato il principio di diritto secondo cui l’ autorità giudiziaria italiana deve verificare che nella legislazione dello Stato emittente sia espressivamente fissato un termine di durata della custodia cautelare fino alla sentenza di condanna di primo grado, o in mancanza se un limite temporale implicito sia comunque desumibili da altri meccanismi processuali che instaurino obbligatoriamente e con cadenza predeterminata un controllo giurisdizionale funzionale alla legittimità prosecuzione della custodia cautelare o in alternativa dell’ estinzione della stessa.

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