Diritti della persona nella procedura penale

L’Unione Europea così come previsto dagli artt. 2 e 6 TUE è tenuta alla tutela dei diritti fondamentali della persona.

In questa prospettiva aveva preso corpo nel passato un progetto normativo indirizzato a tutelare i diritti processuali delle persone coinvolte in procedimenti penali entro gli stati membri con la proposta di Decisione quadro 2004.

La proposta era stata comunque accantonata in virtù della non disponibilità di alcuni governi degli stati membri.

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Così nell’assenza di una disciplina di portata generale i diritti fondamentali della persona nel processo erano comunque già stati tutelati attraverso dei rinvii :

Rinvio all’art.6 TUE e alla Carta fondamentale dei diritti fondamentali dell’Unione da parte della Decisione quadro 2002/584/GaI sul MAE vista, predisponendo specifiche garanzie.

La Commissione ha utilizzato la chiara base giuridica rappresentata dall’art. 82 TFUE che prevede la possibilità per il Parlamento Europeo e il Consiglio di adottare direttive volte a stabilire norme minime in materia di:

-Diritti della persona nella procedura penale

-Diritti delle vittime della criminalità

-Altri elementi specifici della procedura penale individuati dal Consiglio preliminarmente.

La Commissione sulla base di questo ha dato operatività al Programma di Stoccolma che aveva fatto proprio i contenuti della Risoluzione del Consiglio (2010) relativa al rafforzamento dei diritti procedurali di indagati o imputati in procedimenti penali .

Inoltre un insieme di iniziative è un positivo e significativo passo per il rafforzamento delle garanzie processuali, e quindi verso una importante tutela dei diritti della persona nella procedura penale.

Comunque, in assenza di disciplina di diritto positivo, la Corte di giustizia ,attraverso delle sue sentenza è riuscita in qualche modo a garantire uno standard minimo di diritti fondamentali.

Un esempio è la sentenza 22 dicembre 2010 (causa C-279/09) in cui si parla del principio di effettività,e a riguardo la giurisdizione remittente chiede, in sostanza, se :

Il fatto che una persona giuridica, non può beneficiare del gratuito patrocinio : renda l’esercizio dei suoi diritti praticamente impossibile ,nel senso che:

se questa non ha i mezzi per anticipare le spese giudiziali e farsi assistere da un avvocato, tale persona giuridica non sarebbe in grado di agire in giudizio.

Tutto ciò considerato, si deve risolvere la questione sollevata dichiarando che :

il principio della tutela giurisdizionale effettiva, quale sancito dall’art. 47 della Carta, deve essere interpretato nel senso che :

-non è escluso che possano invocarlo persone giuridiche

e che l’aiuto concesso in sua applicazione possa comprendere, segnatamente, l’esonero dal pagamento anticipato delle spese giudiziali e/o l’assistenza legale.

Spetta, al riguardo, al giudice nazionale verificare se le condizioni di concessione del gratuito patrocinio costituiscano una limitazione del diritto di accesso alla giustizia che lede la sostanza stessa di tale diritto, se tendano a uno scopo legittimo e se esista un nesso ragionevole di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito.

Più specificamente, alle persone giuridiche, il giudice nazionale può tener conto della loro situazione.

Può prendere in considerazione, in particolare, la forma e lo scopo – di lucro o meno – della persona giuridica in questione, la capacità finanziaria dei suoi soci o azionisti e la possibilità, per questi ultimi, di procurarsi le somme necessarie ad agire in giudizio.

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